Roma,  un nome che evoca splendori passati e mai dimenticati. Passeggiare per Via Veneto e non ricordare che è stato il palcoscenico della Dolce Vita non è possibile. Quella Dolce Vita che non fu soltanto un capolavoro del Maestro Fellini, ma stette a rappresentare un intero periodo, un modo di vivere e godere della vita. Erano gli anni del boom economico, delle speranze in un futuro fatto di ricchezza e prosperità , di  sogni e di cinema. E Roma era il centro di tutto questo: Cinecittà la faceva da padrona con  attori, registi, paparazzi; bar alla moda, scandali e amori tormentati sullo sfondo della Città eterna.

                                          (foto: Immagini Google)

La Roma che non c’è più

Ora quella città non c’è più: la ritroviamo solo nei vecchi film e nei ricordi di quei pochi che sono rimasti tra i protagonisti di un’epoca, breve ma intensa. Ora rimane Via Veneto, ma non è più quella di una volta: ancora vi sono grandi alberghi, ma i locali storici per la presenza di Fellini e della Magnani, di Walter Chiari e Mastroianni non ci sono più. La Capitale è in quegli un desiderio profondo per tutti: rappresenta l’opulenza di una nazione che, risollevata dalla guerra, si apprestava a dimostrare al mondo quanto fosse bella e inarrivabile. Ma fu un periodo  breve, troppo breve: cominciò a decadere già a metà degli anni ’60; niente più caffè alla moda su Via Veneto, niente più ristoranti ritrovo di artisti: una nuova età comincia a farsi avanti. Sarà l’epoca della beat generation e delle discoteche, affollate e liberatorie. Un ricettacolo di umanità molto più liberale e spregiudicata, che non amava quella divisione netta tra i lustrini di Via Veneto e i dancing di Trastevere: la discoteca diventava la livella del divertimento.

Le discoteche in Italia

“Discoteche”: letteralmente teche, raccolte di dischi perché in questi locali si ascoltava di tutto, con un occhio di riguardo alle novità del momento. Si comincia a sentire il termine intorno alla fine degli anni ’60 e agli inizi degli anni ’70, ma in Italia in quegli anni ve ne erano poche. Le si trovavano nelle grandi citta, come Roma appunto, o sulla riviera adriatica. Ni piccoli paese, si trovavano dei piccoli locali che fungevano da tale. Vi si ascoltava ogni tipo di musica ed esisteva ancora uno stop tra un disco e un altro. I primi Dj non potevano mixare i pezzi con il giradischi e allora la maestria era più riconosciuta, l’abilità più evidente. Neppure era semplice reperire ogni disco di nuova uscita, perchè non vi era il mercato che troviamo oggi: chi riusciva a trovare per primo un  disco di nuova uscita, dava al locale dove lo metteva una risonanza maggiore rispetto ad altri locali. I primi dischi mix vengono presentati sul mercato a metà degli anni ’70, ed avevano una timbrica e una registrazione diversa da quella ascoltata fino ad allora, che ben si adeguava alle sale delle discoteche.

“Posso andare in discoteca?”

Comincia intorno ai 14 anni la richiesta di poter andare a ballare in discoteca, perché vanno gli amici, perché si comincia a sentirsi grandi, perché ci si sente più liberi e appartenenti d un gruppo. Sono esperienze che tutti abbiamo provato, e che tutti devono provare: è l’inizio della vita da adolescente che si stacca da mamma e papà. Tutti siamo cresciuti al ritmo della “febbre del sabato sera”, tutti abbiamo adorato le luci psicadeliche e i pavimenti brillanti della discoteca; tutti abbiamo ballato per una notte intera al suono della “disco” che ci faceva sentire liberi e invincibili. Le discoteche: i luoghi cult della generazione degli anni ’90, quando la gara tra i locali si faceva a chi era più grande o a chi era più avanzato in tecnologia; e già perché la discoteca non era solo la musica; era i colori, le luci, l’ambiente, il Dj, il barman: tutta un’umanità che il sabato sera voleva lasciare fuori il resto del mondo e ballare.

Il mito della discoteca, forse si è un poco spento negli anni, ma rimane comunque la rampa di lancio per il divertimento autonomo. Le discoteche non sono più soltanto luoghi di musica assordante, ma anche organizzatrici di eventi e presenza di personaggi più o meno noti; insomma un cambiamento che è venuto con gli anni ma che ha ridato una nuova vita a quest’istituzione.  Ed ogni città, come è d’obbligo, ha i sui locali, le sue discoteche “alla moda”, esattamente come avveniva più di mezzo secolo fa con i locali di Via Veneto. E ovviamente anche Roma, e non poteva essere diversamente, ha dei locali che sono privilegiati rispetto ad altri. Alcuni di nuova apertura, altri storici, la vita notturna della capitale ha sempre avuto un’offerta eccezionale di locali per tutti i gusti e per tutte le tendenze.

Le migliori discoteche di Roma

 

Non vogliamo stilare una classifica, ma dare solo un’idea di quali siano i locali che vanno per la maggiore nella Capitale, dove si è trasferito lo spirito della “Dolce vita”. Perciò ecco quali sono i locali (è vecchio chiamarli discoteche) più osannati

ANIMA CLUB

(foto: Pagina Facebook)

Nel centro della movida capitolina, si trova nei dintorni di Piazza Navona. La caratteristica del locale è la sua architettura che si sviluppa su due piani: quello superiore è riservato al privè, per chi vuole godersi una serata di relax solo per chiacchierare o consumare qualcosa. Al piano inferiore è situata la pista da ballo. E’ tra i locali più abbordabili come costo di Roma: l’entrata è gratuita ed è aperta anche nei giorni feriali; sono le ragioni per cui è tra le preferite dai  più giovani

QUBE

(foto: pagina Facebook)

Molto più minimalista del precedente, questo locale situato in zona Tiburtina (via del Portonaccio) è una costruzione industriale su tre piani dove è possibile ascoltare e ballare musica di ogni genere. Locale che, il venerdì sera ha il suo apice nella serata  “Muccassassina”, dedicata al mondo gay, lesbo e trans; serata all’insegna della trasgressione e frequentata anche da etero.

JACKIE O’

(foto: Pagina Facebook)

Nella zona della famosa Via Veneto (Via Boncompagni), è uno dei locali più conosciuti e frequentati di Roma; da oltre 40 anni è un  punto irrinunciabile della “movida capitolina. E’ lo stesso locale che ha avuto tra i suoi ospiti, in passato personaggi come Liza Minnelli, Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni. L’ambiente è raffinato; specchi e divani di pelle sono il suo arredamento, in ricordo di uno splendore mai passato di moda. Vi si balla musica degli anni ’70 /’80/ ’90: il meglio della disco. Il suo bar vede al lavoro alcuni dei migliori barman della città

L’ALIBI

(foto: Pagina Facebook)

E’ una delle discoteche romane che apre nel fine settimana, solitamente sabato e domenica. Si trova al Testaccio, e più precisamente in un’area sotto il Monte dei Cocci. Dispone di tre sale e di una terrazza, ove si suonano differenti tipi di musica. La selezione all’entrata è  molto leggera.

CHALET NEL BOSCO

(foto: Google immagini)

Si trova in prossimità dello Stadio Olimpico; il suo nome è doppio: in inverno CHALET DEL BOSCO  e d’estate BOSCO DELLE FRAGOLE, poiché dispone di un giardino bellissimo per sostare all’aperto. Il locale apre il sabato e la domenica; dispone di due sale che, in armonia con il suo nome, sono rivestite in legno e che sono dedicate rispettivamente alla musica house e alla musica commerciale.

 

SPAZIO 900

(foto: Pagina Facebook)

E’ ubicato nel Palazzo dell’Arte Antica nel quartiere EUR. Ha un’estensione enorme: circa 1.000 Mq tra sale e priveè. La discoteca è aperta sia d’inverno che d’estate; in quest’ultima stagione frequentatissima perché dispone di due terrazze con vista bellissima e molto confortevoli nei periodi di calura. I giorni di apertura sono il sabato e la domenica e la selezione per l’entrata è rigidissima.

Sorge all’interno del Palazzo dell’Arte Antica, nel cuore dell’EUR.

 

  1. GOA CLUB

Situato in zona Ostiense, è sicuramente uno dei locali più  frequentati e ambiti di Roma; sulle sue consolle Dj famosi quali Sven Vath e Claudio Coccoluto hanno fatto la storia della musica house . Il locale è aperto dal giovedì al sabato con selezione della musica: vi si ascolta rispettivamente Ultrabeat, Anarchy, dance e funky. Non è certamente un locale economica, ma vale la pena di andarci.

CIRCOLO DEGLI ILLUMINATI

(foto: Pagina Facebook)

Sempre nella zona Ostiense, è una discoteca che nasce dalle rovine del “Classico”; il mitico club è rinato a nuova vita grazie ad una vera e propria congrega, gli illuminati, “esperti di party”. Ha a disposizione tre sle dove si ascoltano stili differenti di musica: la techno, l’Hip Pop e la Chill.

ART CAFE’

(foto: Pagina Facebook)

La sua  ubicazione tra Via Veneto e Villa Borghese, ne fa un predestinato alla moda. E’ frequentato d personaggi dello sport e dello spettacolo, ed è sicuramente il locale più “in” della capitale. Il locale ha un tono chic per cui anche l’abbigliamento è conseguenziale: uomini in giacca e camicia e donne in abiti da sera: è la mise per entrare. Il locale apre solo sabato e domenica e le serate sono tenute dai migliori Dj internazionali.

 

……E poi c’è il Piper

(foto: Pagina Facebook)

Via Tagliamento ospita il Piper; lasciato per ultimo ma non ultimo nella lista dei locali capitolini. Il Piper è un mito, un locale che appartiene alla leggenda della musica e delle serate Romane. Ha circa 50 anni il Piper e li porta molto bene, perché ancora è uno dei centri della movida della capitale e chiunque ami la musica ed ami ballare almeno una volta ci è entrato. Il Piper non nasce come discoteca, ma come laboratorio musicale, aperto a chiunque; è questo il motivo per cui in pochissimo tempo diventa il simbolo stesso della beat generation, tanto da diventare addirittura oggetto di studi di sociologia. Il fenomeno di aggregazione e rinnovamento che si sviluppo attorno al locale fu di tale impatto da divenire un vero e proprio fenomeno sociale. Ovviamente tutti ricordiamo i nomi di Patty Pravo, la ragazza del Piper, che a questo locale deve la sua fama; e come lei tanti artisti degli anni sessanta, dalla Caselli a Rita Pavone, fino ad arrivare a Loredana Bertè e Renato Zero negli anni più recenti. Una vera e propria icona, che non ha perso smalto con gli anni.

(foto: https://www.piperclub.it/locale/storia/)

Il Piper non fu solo un locale alla moda: faceva tendenza, come si direbbe oggi, lanciava mode, costruiva miti e soprattutto lanciava talenti. E’ al Piper che andava a ballare gente come Gabriella Ferri, che proprio modaiola non era, o Romina Power; ma sempre qui anche gruppi mitici come gli Equipe  84 hanno potuto suonare la loro musica e hanno potuto assurgere agli onori dei rotocalchi. In un’epoca in cui non vi era il marketing dei media, in cui non tutti avevano la televisione in casa e il mercato discografico non era tanto sviluppato, il Piper era un faro nella notte per chi voleva mettersi in mostra e inoltre poteva farlo gratuitamente.

(foto: Pagina Facebook Pink Floyd)

Ma per chi dovesse pensare che è un locale che abbia vissuto nei ricordi dei begli anni che furono, sbaglia di grosso;  da quando i giovani nostrani si fecero abbagliare dalla rivoluzione musicale dei Beatles, la storia si è ripetuta con artisti del calibro dei Genesis e dei Pink Floyd. Il locale ha sempre mantenuto negli anni il suo spirito di innovazione e di  originalità che ne fa ancora oggi un’icona della musica. In 50 anni di vita il Piper si è rigenerato, rinnovato e ha trovato sempre la linfa vitale per attrarre i giovani e la loro voglia di musica. Attrarrà sempre i giovani della movida capitolina e lo farà perché come loro cambia e si adegua, cerca tra le tendenze e trova sempre la strada per far ballare chiunque. Se almeno una volta si sono imboccati quei gradini in Via Tagliamento che portano alla pista del Piper, allora si può capire il fascino che questa discoteca esercita sui suoi frequentatori, fascino fatto di musica, storia e tendenza; un mix esplosivo che ne fa un locale unico nella pur vasta offerta capitolina. Il Piper è il Piper, qualunque cosa se ne dica e questo è un omaggio alla discoteca simbolo della night life non solo di Roma.

 

 

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