Era il 4 settembre 2013 quando i programmatori di Red Barrels, software house che vanta al suo interno persone che hanno già avuto a che fare con progetti del calibro di Prince of Persia, Splinter Cell ed Uncharted, decidono di fare uscire il loro ultimo progetto di nome Outlast.

Questo gioco, un tipico survival horror con visuale in soggettiva, vedeva come protagonista un giornalista freelance che investigava su strani avvenimenti intercorsi all’interno del lugubre manicomio di Mount Massive.

Il gioco aveva diverse particolarità, fra le quali spiccava l’assoluta impossibilità di combattere contro le minacce che si mettevano contro il giocatore. Il protagonista poteva solo scappare e nascondersi dagli orrori che incontrava. Inoltre, altra novità, tutto il tempo dell’avventura poteva vantare su di una telecamera con la quale poteva zoomare e farsi luce nei luoghi bui.

outlast 2 recensione

Outlast ebbe un grande successo tra il pubblico, dal momento che instillava grandi paure nel giocatore, presentando non solo scene di gore e violenza, ma anche tematiche adulte che mostravano addirittura uomini completamente nudi, cosa di rado successa in un videogame.

Era quasi impensabile che Red Barrels non mettesse mano anche al seguito del gioco. E così fu: Outlast 2, uscito il 25 aprile, è di nuovo tra noi per spaventare ed atterrire i giocatori.

Questo seguito non ha alcun legame con il primo episodio (ed il relativo DLC, ovvero il contenuto aggiuntivo che uscì poco dopo per spiegare alcuni dettagli della trama). Questo per dirvi che potete tranquillamente giocare ad Outlast 2 senza nemmeno sapere di cosa trattasse il primo Outlast.

Anche questa volta al centro della narrazioni vi è un giornalista freelance, di nome  Blake,  che indaga sulla orribile (e misteriosa) morte di una donna  incinta di nome Jane Doe. Blake non è solo, ma, come accade spesso,  lavora in compagnia della moglie Lynn, anch’essa una giornalista investigativa.

Le oscure tracce macchiate di sangue della povera Jane portano i due a spingersi fino al deserto dell’Arizona. Mentre i due sorvolano queste zone brulle americane in volo, l’elicottero ha una strana avaria e costringe i due ad atterrare in maniera del tutto fortuita.

Blake e Lynn sono salvi, ma quest’ultima è stata rapita da alcuni strani uomini. Il protagonista non ha alcuna scelta: con in mano la sua fida telecamera deve farsi largo tra questi strani posti, dove sembra vi sia un villaggio sperduto e buio come la paura più ancestrale che accompagna ognuno di noi.

Ora inizia il divertimento. O meglio, inizia la tensione e la paura che Outlast 2 dispensa a piene mani tramite le spaventose ambientazioni e le situazioni al limite della follia che Blake, e così il giocatore, dovranno sopportare per cercare di ricongiungersi a Lynn.

Anche stavolta ci ritroviamo con una angosciante visuale in soggettiva; la telecamera in mano ci permette di illuminare le (innumerevoli) zone buie dello scenario, ma soprattutto di zoomare su alcuni, macabri, dettagli.

Ma c’è una novità: stavolta potremo attivare anche il microfono ambientale a nostra disposizione, per captare e sentire meglio parole e rumori provenienti da zone lontane, altrimenti impossibili per la portata del nostro normale udito.

L’avventura di Outlast 2 è ambientata, per la maggior parte del tempo, al’interno di questo sporco e polveroso villaggio. Ma non è tutto. Sono due, in pratica, le ambientazioni che potremo vivere. Oltre a visitare piccole casette, miniere abbandonate e vasti campi di grano sporchi di sangue, Blake sarà immerso,  senza nessun preavviso, anche all’interno di dolorosi ricordi della sua infanzia, dove frequentava una scuola cattolica assieme alla sua futura moglie ed un’altra compagna di classe.

Sono proprio queste le sezioni in cui Outlast 2 dà il meglio (o peggio, a seconda dei punti vista) di sé. La scuola del passato di Blake è pulita alla perfezione, quasi asettica nei suoi colori bianchi e blu. Ma la vera minaccia non è l’ambientazione ma gli orrori che il suo passato gli riserveranno mentre deambula nelle classi e fra i corridoi dell’istituto.

Tra ombre che compaiono all’improvviso davanti agli occhi del giocatore, rumori molesti e creature che lo seguono, queste sezioni sono agghiaccianti e contraddistinte da veri e propri salti sulla sedia, i famosi jumpscare, come dicono gli americani, che costringono a continue palpitazioni il povero utente che ha intrapreso l’avventura di Blake.

Anche stavolta il gioco tratta tematiche molto forti ed adatte ad un pubblico maggiorenne, proprio come suggerisce il Pegi, l’organo che orienta il range d’età adatto per ogni videogioco che viene messo in commercio (ma che non ha, al momento, ancora valore legale ma solamente di orientamento).

Oltre al canonico liquido rosso presenti in alcune scene, i programmatori si sono sbizzarriti nel mostrare cadaveri di adulti ed infanti, torture, smembramenti ed altre orribili tematiche tanto care a tutti gli appassionati horror.

Ma ogni scena scioccante non vuole esserlo per il gusto di farlo, ma sempre per amore della sceneggiatura e per rendere il gioco ancora più spettacolare.

Il lato tecnico del gioco è superbo: i programmatori hanno deciso di affidarsi al motore grafico “Unreal Engine 4” per dotare la scenografia di Outlast 2 di splendidi giochi di luce che rendono l’atmosfera ancora più coinvolgente. Anche i modelli tridimensionali, soprattutto quelli relativi al volto dei personaggi, sono molto dettagliati ed estremamente realistici.

La recitazione del gioco è disponibile in lingua inglese, ma è possibile disporre di comodi sottotitoli in italiano. E’ ideale questa scelta, perché i dialoghi sono recitati in maniera molto valida, e lo stesso non avrebbe potuto verificarsi con un doppiaggio superficiale italiano.

Outlast 2 non ha tradito le aspettative di tutti coloro che hanno apprezzato il primo episodio quasi quattro anni fa. Il budget per questo progetto è molto più consistente, e lo si vede soprattutto testando la durata del gioco, che si attesta su circa dodici ore di gioco, più del doppio di quelle del primo capitolo della serie.

Ovviamente, qualora siate persone che si impressionano molto facilmente e non amate spaventarvi in alcun modo, di certo non siete adatte per un gioco del genere, che stressa il giocatore con una tensione sicuramente molto più marcata rispetto ad altri progetti quali la serie di Resident Evil, dove oltre alla paura vi è anche l’azione di gioco caratterizzata dagli scontri armati con le creature ostili che vi si oppongono.

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